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15 novembre 2008


La Cassazione ha deciso: Eluana deve morire

Beppino Englaro mostra una foto della figlia Eluana (Ansa) Mi sembra superfluo e doloroso raccontare delle polemiche e delle liti di queste ultime ore o dei tentativi (falliti) anche dal Parlamento italiano di sospendere l'"esecuzione". Quel che è certo è che fra non molto il tubo sarà staccato e per Eluana comincerà l’attesa dell'ultimo respiro.

Sarà un viaggio doloroso, un'ulteriore sofferenza per lei? Saperlo...

Infatti su questo aspetto della vita la scienza non sa ancora esprimersi; ma sanno esprimersi (pure troppo) gli scienziati, che si dividono in due tre quattro partiti, ciascuno con le proprie idee. Quindi, se non vi è certezza fra gli specialisti, immaginarsi fra noi profani.

Però una sentenza come questa, che in pratica autorizza l’eutanasia su Eluana, non può sottrarsi al nostro pubblico giudizio. Perché riguarda anche le nostre vite. Quindi abbiamo tutto il diritto di gridare e il dovere di criticare le Corti di Tribunale quando decidono su vita e morte.

Si è stabilito di porre fine ad un accanimento che non c’è per praticare, invece, l’eutanasia a una ragazza – dicono - già morta 16 anni fa. Bugie. Bugie in nome della nuova società senza limiti e dei perfetti: oggi tocca a Eluana, domani ai bimbi prematuri, agli handicappati e agli anziani senza futuro.

Povera Eluana: cavia ideologica come Welby e Terry Schiavo, usata per gli esperimenti della lobby pro-eutanasia e vittima di una medicina che non vuol più essere consolazione e cura delle ferite umane, ma una nuova barbarie, mascherata da pietoso umanitarismo. Questo diritto alla morte altrui, ammantato da una finta dolce compassione, ha qualcosa di diabolico nella sua bestemmia contro la vita.

Infatti non esiste alcuna spina da staccare: Eluana è come un neonato incapace di nutrirsi da sé, non un vegetale tenuto in vita da una macchina.

Infatti l'aiuto alla respirazione, l’alimentazione e l’idratazione non sono atti medici, non sono trattamenti sanitari, ma mezzi dovuti di sostentamento VITALE, di supporto alla vita. Si tratta pertanto di pratiche che nulla hanno a che fare con l’accanimento terapeutico e che non sono rifiutabili, né da parte dei malati coscienti né, mediante il testamento biologico, da parte di quelli incoscienti.

Quindi, a questo punto, azzardo solo una domanda: far morire di fame e di sete una persona è da considerare una bella conquista della civiltà occidentale?

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